BIOGRAFIE


SIMONE ANGELINI

Angelini simone Ritratto disegnato

FUMETTISTA/ILLUSTRATORE

Simone nasce a Chieti nell’anno di (grazia!) 1980, da sempre vive e lavora a Pescara. Nel 2009 è ideatore e promotore della fanzine “Carta Straccia” dove a modo di fare sperimentazione grafica e fumetto, nel progetto coinvolge molti altri artisti Abruzzesi. Li per due anni, con cadenza mensile, da vita a piccoli fumetti autoconclusivi tratti dalla surreale vita quotidiana. Nel 2011 autoproduce Unknown Species un’ambizioso dispotico progetto a fumetti, scritto dal suo amico di mille avventure Davide Gentile. Nello stesso anno, inizia la collaborazione con lo scrittore Marco Taddei, conosciuto nella fucina creativa di Carta straccia, che sfocerà successivamente nei due volumi a fumetti “Storie brevi senza pietà” (Bel-ami edizioni – 2012) e “altre storie brevi senza pietà (Bel-Ami edizioni – 2013) Tradotto e distribuito nel mercato americono come “short and mercilless stories” (Tinto Press – 2014) e “Malloy” per il primo volume dell’antologia “B-comics Fucilate a strisce” (Ifix – 2014) curata da Maurizio Ceccato.

Angelini taddei

(nella foto sopra, S. Angeli e M. Taddei al Siren Festival di Vasto)

Dopo essere stato presentato in giro per lo stivale nelle maggiori fiere del settore e tour promozinale nelle librerie, “Altre storie brevi senza pietà” vincerà il Premio Missaglia al Treviso Comic Book Festival come fumetto rivelazione dell’anno. Parallelamente Simone continua a scrivere e disegnare, piccole storie a fumetti per: fanzine, siti web, manifesti, illustrazioni e libri autoprodotti tra Italia, Gran Bretagna, Stati Uniti. Alcune sue illustrazioni vengono richieste per esposizioni in: Italia, Stati uniti ed Argentina.

mazzate blog Logo

Nel 2013 apre il <<DOJO>> del “CANALE DELLE MAZZATE” un Fight Club per fumettisti http://mazzatemazzate.tumblr.com/  dando vita alle battagli con il metodo delle Gif animate, scaturite dagli scambi “epistolari” con i fumettisti sfidanti; da questa iniziativa progetto nasce il Flipbook autoprodotto Book of Mazzate (autoprodotto 2014) con: Dr. Pira, S. Angelini, Cammello, P. Mancini, E. Pantani,  M. Galli, E. Pantani, S.Giammarresi, Stonino, M. Farinella, Spugna. Sempre nel 2013 crea nella sua città un piccolo ed ambizioso, festival di fumetti il P.I.C.S acronimo di Pescara Intergalactic Comics Show convolgendo autori come: Gipi, Micael & Mirco, Dr. Pira Ratigher, M.Farinela, Simone TSO, V. Cucca, C. Di Clemente, M. Ceccato, Spugna,P. Cammello, R.Battestini. Esce la Graphic Novel ANUBI per (GRRRZ Comic Art Book – 2015) che con il passaparola diventa uno dei fumetti più apprezzati da critica e pubblico nel 2016, finendo nella rivista “Indice dei libri del mese” ed arrivando oltre i confini nazionali come <<Italian Best Of>> per il critico di fumetti Paul Gravett e l’autore Lee Bermejo.

questo volume si aggiudica al Napoli Comicon 2016 il  premio Attilio Micheluzzi speciale Repubblica XL. Il personaggio di ANUBI torna con dei piccoli spin-off sulla rivista LINUS. Da poco uscito il nuovo lavoro del duo Taddei/Angelini “Malloy il Gabbeliere Spaziale” (Panini 9L – 2017), Malloy attraversa la galassia per riscutere tasse e tributi per il suo perfido padrone Paravatz, ma adesso dovra vedersela con i Mucchi D’Ossa “intransigenti evasori” come finirà quest’avventura…

(Qui sotto Malloy il Gabbeliere Spaziale in azione!!!)

mallory

simoneangelini.blogspot.it

MARCO CANNAVÒ

Editore Play Seven

M. Cannavò - Foto02

Marco nasce nel ’74. Dopo diversi anni di editoria libraia locale, si è lanciato imprenditorialmente verso l’amico di sempre il fumetto. Vive ad Orvieto, dove da anni organizza come direttore artistico la manifestazione Orvieto Comics, che ha ospitato tra gli altri Sergio Toppi, Paolo Eleuteri Serpieri, Danijel Zezelj. Tra i libri pubblicati da Play Seven ci sono: la riedizione in di Plane of the Apes, TziTziMime di F. Biagini, Mafia vs Alieni, Akim ed altri.

Maurizio Di Vincenzo

De Vincentis Maurizio - Foto

Teramano di nascita (7 maggio 1958) ma <<Vero Romanaccio>> di adozione, Maurizio Di Vincenzo ha frequentato a Roma il liceo artistico e l’Accademia di Belle Arti (sezione pittorica), diplomandosi nel 1980. Lavora come pittore ed illustratore. Le sue prime esperienze editoriali risalgono al 1978, quando illustra tre fiabe per la Giunti. Tra ’85 e ’86   è la volta del debutto nel fumetto, con illustrazioni e disegni pubblicate nell’antologico “L’Eternauta” collabora anche con Tilt ed altri, disegna per le riviste: Lanciostory, Skorpio, Intrepido, agli inizi degli anni novanta  lavora  anche con Phoenix per cui realizza Anno domini, e sopratutto dal 1993 per Granata Press prima su “Nero” poi  per “La Bionda” l’eroina erotico-umoristico creata da Franco Saudelli.  Dal 1996 al 1997, disegna il “Bonellide” Esp per cui realizza i numeri 4 e 13.

 

Nel 1998 fa il suo ingresso in Bonelli da prima su Dylan Dog di cui ancora oggi e uno dei disegnatori di punta, lavora ad numero di Gregory Hunter, poi ha realizzato diverse avventure del western-horror di Magico Vento e un albo di Demian, disegna il numero d’esordio di Cassidy, Collabora al n°2 di Juric della serie Orfani con Roberto De Angelis e Riccardo La bella  ed al  n°57 delle “Storie” dal titolo Polvere di fata. Per il mercato francese su testi di dell’amico Luca Enoch, si cimenta in un’insolito noir ambientato nel Giappone del XVII secolo dal titolo “Rangaku” per Les Humanoïdes Associés.rangaku.divincenzo-enoch

Vince il premio Grouchino d’oro  come miglior disegnatore di serie regolare per Dylan Dog nel corso di Cartoomics 2014. Lavora come insegnate della Scuola Romana diei Fumetti, di cui è stato direttore della succursale di Pescara dal ’96 al 2000.

Antonio Fara

Disegnatore

Antonio Fara, cagliaritano, è cresciuto artisticamente a Bologna, dove ha insegnato per molti anni fumetto e illustrazione. Nell’editoria a fumetti ha esordito nel 1983, sulle pagine della rivista Orient Express. Dolce Vita, Comic Art, Cyborg, L’Echo des Savanes, sono alcune delle altre riviste che hanno ospitato i suoi lavori in Italia e all’estero. Oltre che di fumetti si occupa di pubblicità, grafica e pittura. Ha partecipato a diverse mostre tra cui “Doctor Pencil & Mr China” , Ombre, Nuovo fumetto italiano e Alchimia. Attualmente i suoi lavori a fumetti sono pubblicati dall’editore Sergio Bonelli sulla rivista Nathan Never.

Kit Carson-A Fara

Nathan Never – A. Fara

Diabolik – ritratto ad acrilico – A. Fara

GIANNI MARIANTINI

Editore Hazard Edizioni

Un pizzico di biografia…La mia è stata un’infanzia, per così dire, un po’ pagana… Nel povero paese in cui vivevo, per un certo periodo, non c’è stata neanche un’edicola, e noi ragazzi non avevamo né i mezzi né l’interesse per seguire regolarmente le avventure dei nostri “beniamini”. I fumetti circolavano in maniera un po’ informale: si prestavano, si rivendevano, e talvolta, sembra buffo, ce li si raccontava. Attorno a noi, però, il fumetto non aveva una buona fama. I maestri delle elementari, e gli insegnanti alle scuole medie, ce li additavano come una specie di cattiva abitudine, con la quale non bisognava esagerare. «Leggere dei libri», dicevano, «è più formativo, il cervello lavora di più, perché immagina la storia tra sé e sé!». Invece i fumetti erano pappa pronta “per la mente pigra”. Ricordo che questo “argomento” mi fu propinato parecchie volte, ai diversi ordini scolastici, e questo me li rese istintivamente simpatici. Nell’ambiente in generale, era più che altro considerato un diversivo di per sé trasgressivo, soprattutto quando si andava a finire nella pornografia, che allora conosceva, come ho compreso dopo, una fase molto particolare; ai ragazzi la lettura, che ne so, della versione porno di Biancaneve forniva molto materiale masturbatorio, certo, ma alimentava soprattutto una vena di disincanto che colpiva non solo la versione canonica di Biancaneve, ma il mondo intero dei valori della società castrante, perbenista, soffocante, sessuofoba in cui ci si trovava a vivere. E qualcosa del genere accadeva anche per gli eroi, diciamo, della serie “criminale” dell’epoca. Ci si accorgeva che Diabolik col tempo s’era un po’ rammollito: all’inizio pugnalava a destra e a manca guardie, poliziotti e derubati, poi era diventato un po’ troppo gentiluomo; rapinava sempre parecchio, e ciò gli faceva onore, ma di rado si vedeva la lucente lama del pugnale attraversare la pagina facendo “sssssshh” e poi “stok”, i suoni che utilizzavamo per giocare alla guerra: «ssssshhhh… stok! Sei morto!».
Insomma i fumetti servivano ad alimentare le fantasie dei giochi di strada. Per questo circolavano anche molte quelli di guerra. La vena umoristica presente in autori importanti dell’epoca, per esempio Magnus, e poi Magnus & Bunker, ci divertiva, ma… la sentivamo destinata a ragazzi un po’ più “educati” di noi, ragazzi con la mancia settimanale, che per noi era già di per sé una cosa da fumetti, “la mancia settimanale, Paperopoli, Lamerica”. E fu così che, per un lungo momento, non ce ne fregò più molto; era l’epoca dei capelli lunghi, e il disinteresse aveva anche un importante motivo “materiale”: tra i posti in cui si leggevano fumetti in gran quantità, c’erano le botteghe dei barbieri, la vera emeroteca locale; beh, fu un posto che iniziammo a frequentare di rado, o a malincuore: era un’epoca in cui ancora i genitori obbligavano i figli a tagliarsi i capelli – a cinghiate, talvolta.
Poco dopo ci fu però un momento per me, diciamo, importante, che ha un valore di “soglia”. Non so come mi capitò per le mani un numero del «Corriere dei Ragazzi», il quale fino ad allora m’era parso poco interessante, con le sue storie a puntate, le sue rubriche, insomma era il giornalino di quelli che chiamavamo “i figli di papà”. Non so neppure perché mi misi a leggerlo. Vi si trovava il primo episodio di un capolavoro: La ballata del mare salato. Per me fu una rivelazione. Fu forse la prima volta che, leggendo un fumetto, vidi il disegno e mi ci trovai immerso. Quelle enormi nuvole bianche sospese in quei cieli mi incantarono (fu da allora che mi misi a guardarle più attentamente, a studiare la forma delle nuvole, che è una delle mie occupazioni preferite, quando non sono a Milano)… Corto Maltese, poi, con quei riferimenti storici così precisi, e così inusuali, stimolava l’interesse per la conoscenza storica, per i tutti “i mondi che avevamo perduto”. Divenni, quasi in segreto, un lettore assiduo del «Corriere dei Ragazzi». Ma non avrei mai immaginato che un giorno sarei stato un editore di fumetti, e neppure che avrei cominciato proprio pubblicando alcuni manifesti di Hugo Pratt! Il mio nuovo interesse per i fumetti sarebbe “scoppiato” un po’ dopo, già ai tempi in cui frequentavo l’Università a Padova, dove vivevo. L’ambiente studentesco era allora – oggi meno, credo – un luogo in cui le controculture trovavano il loro miglior impiego. Mi spiego. Noi non frequentavamo affatto l’Università con “un’ansia di riscatto e un desiderio di farci avanti nella vita”. L’idea di andare a lavorare, avendo trascorso gli anni del liceo a criticare il destino che ci attendeva nell’italian system di quegli anni, di operai, o peggio braccianti, o peggio coltivatori diretti (mio padre era operaio e coltivatore diretto, e il coltivatore diretto normalmente fa lavorare i figli, d’estate… ma talvolta anche d’inverno, la domenica… Altro che “fermarsi all’edicola a farsi comprare il giornalino”! Alcuni miei coetanei sugli otto-dieci anni si videro regalare una zappettina su misura…), beh, insomma ’sto destino proprio ci angustiava. Andammo all’università con l’intenzione di prender tempo, di usare la povertà per ottenere “presalari” (si chiamavano così allora gli aiuti agli studi per i bisognosi). Ecco, l’ambiente dei “presalariati” era il luogo di massima circolazione delle controculture mondiali quando i fumettisti di tendenza erano, insomma, i miei coetanei, talvolta miei amici… i Pazienza, i Liberatore, nati e cresciuti nella stessa atmosfera asfissiante che avevo conosciuto… Ora il fumetto, la sua storia, le sue storie poteva finalmente appassionarci, e cercavamo tutto quello nel passato, vi assomigliava, e tutto quello che era nuovo. Credo fosse un momento fortunato anche per gli editori… Alcuni miei amici trafficavano già in edizioni straniere, un po’ per passione, un po’ per arrotondare il “presalario”, diciamo. Io leggevo e davo un’occhiata a tutto…

Oggi come allora il consumo di fumetti segue il modello dei consumi. Il modello Bonelli, nato e cresciuto nell’epoca della produzione seriale ma flessibile, va formando un pubblico di lettori di fumetti affezionati, “fidelizzati”, ma anche attenti, un pubblico che segue le mostre e le fiere del fumetto, che s’identifica nell’intrapresa di costruzione dell’Eroe. In teoria, vi è molto spazio per il fumetto: da tempo, anche in Europa e in Italia, ci si è abituati a riconoscere al fumetto una specificità artistica e formativa. Insomma il fumetto rientra, almeno in Italia, nell’ambito del consumo colto. Poi c’è il fumetto per i ragazzi, una proliferazione di mondi del fumetto che lavorano in sinergia col mondo dei videogame e dei giochi di ruolo. Si abitano mondi virtuali nei quali si è soggetti di una fumett-azione. Ecco: mi sembra che la produzione e il consumo di fumetti stiano diventando una cosa terribilmente seria, niente a che fare col “disimpegno” d’un tempo… Se osservi il catalogo dei fumettisti e cartoonisti svizzeri che abbiamo pubblicato qualche anno fa, rimani impressionato, anzitutto dalla straordinaria maestria pittorica di molti di questi autori (alcuni dei quali, come Georges Schwizgebel, praticano l’animazione con l’intenzione artistica della “pittura in movimento”) ma soprattutto per la serietà del loro “messaggio”. Tutti esprimono il disagio dell’età contemporanea, con una freddezza e un amore per il dettaglio nella descrizione della violenza, della tristezza delle periferie, dei monolocali… Questo tipo di fumetto, mi sembra davvero serio. In un modo o nell’altro, i fumetti documentano le forme di vita contemporanee: i fumettisti svizzeri perciò, entrano nelle atmosfere del Bloom elvetico “narratoci” da Peter Bichsel; dal canto suo, Joe Sacco sviluppa il genere del tutto nuovo del fumetto-reportage. Non credo esistano migliori documenti della vita nel campi palestinesi… il fumetto qui supera la fotografia e il documentario: diventa “storia orale”, “storia dal basso”, e potrebbe ben figurare all’Istituto De Martino. È qualcosa che accadeva anche prima ma sporadicamente e mai così compiutamente: Breccia con la storia di Ernesto Che Guevara, Robert Crumb con la storia del blues, per esempio; oppure per un preciso intento politico divulgativo – il Capitale a fumetti, per fare un esempio – ma se il fumetto diviene lo strumento privilegiato di conoscenza diretta di qualcosa che accade… veicolo di storia orale… beh questo è nuovo, e non so quali sviluppi potrà avere. Insomma, il panorama del fumetto è ricco…

Marco Fara

Disegnatore

Fara marco, 54 anni, nato a Quartu Sant’ Elena, provincia di Cagliari, disegnatore, illustratore, pittore. Dopo vent’ anni nel campo della grafica si è dedicato ai fumetti. Ha collaborato con Art Media, l’Editoriale Mercury, le edizioni Condaghes, la Free Books, il quotidiano L’Unione Sarda, e con il Centro internazionale del fumetto di Cagliari. In qualità di inchiostratore con Daniele Statella, disegnatore, ha collaborato con la Star Comics alla realizzazione  di Cornelio, Factor V, Valter Buio, Dr Morgue, Legion 75.

Fara Marco  Illustrazione- (particolare)

SIMONE TSO

Nato a Roma nel ’78, dove vive e lavora come illustratore fumettaro grafico editoriale. Nel 2008 fonda e collabora alla rivista autoprodotta Epoc Ero Uroi su cui pubblica vari fumetti: (Animali Lanosi, Il mio amico Ramiro, Padre Pio Pio, Simpatico T9). Partecipa ad alcune pubblicazioni collettive a fumetti autoprodotte. E’ nel 2010 che fonda Alpacha Distro, piccola distribuzione di musica, libri, fumetti con cui cura la produzione di alcuni fumetti e alcune mostre di illustrazione. Partecipa al festival di fumetti Crack! dal 2004, dal 2008 partecipa anche attivamente nell’organizzazione dello stesso festival. Sul catalogo di Crack 2014 pubblica una storia di supereroi che può essere letta anche come la storia dell’autoproduzione a fumetti in nel bel paese. Nel mese di settembre 2016 è uscita sull’antologico La Rabbia edita da Einaudi una storia scritta insieme a Federico Primosig.

Site: tso.superfluo.biz

Blog: simonetso.tumblr.com/

 

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